Targa CIN per affitti brevi: cosa dice la legge, e cosa invece decidi tu
Dal 1° gennaio 2025 chi affitta un immobile per brevi periodi deve avere un CIN, esporlo all'esterno dell'edificio e indicarlo in ogni annuncio. La norma dice cosa fare, e lo dice con precisione. Sul come farlo non dice quasi niente: non prescrive un materiale, non prescrive un formato, non prescrive una misura.
Questa guida separa le due cose: quello che la legge impone e quello che resta una tua scelta.
Che cos'è il CIN
Il Codice Identificativo Nazionale è un codice alfanumerico che il Ministero del Turismo assegna attraverso la Banca Dati delle Strutture Ricettive. Lo ha introdotto l'articolo 13-ter del decreto legge 145/2023, convertito dalla legge 191/2023.
Riguarda gli immobili destinati alla locazione breve o per finalità turistiche e le strutture ricettive, alberghiere ed extralberghiere. Se affitti anche una sola camera per periodi brevi, ti riguarda.
Gli obblighi sono due, e sono separati
È il punto che genera più equivoci: non esiste un unico adempimento, ne esistono due, ciascuno con la sua sanzione.
- Esporre il CIN all'esterno dello stabile in cui si trova l'appartamento o la struttura
- Indicare il CIN in ogni annuncio, ovunque sia pubblicato: Airbnb, Booking, il tuo sito, la vetrina di un'agenzia
Metterlo su Airbnb e non esporlo al cancello non basta. Esporlo al cancello e dimenticarlo nell'annuncio, nemmeno.
Cosa si rischia
Le sanzioni si applicano dal 2 gennaio 2025 e sono di due tipi:
- Da 800 a 8.000 euro per chi il CIN non lo ha richiesto, in misura variabile secondo le dimensioni della struttura
- Da 500 a 5.000 euro per chi ce l'ha ma non lo espone all'esterno, o non lo indica negli annunci
Dove va messo, esattamente
La norma chiede che il codice sia esposto all'esterno dello stabile, nel rispetto degli eventuali vincoli urbanistici e paesaggistici. In pratica: deve poterlo leggere chi passa davanti o chi entra, senza doverlo cercare.
Il Ministero del Turismo ha chiarito che dove i regolamenti condominiali limitano le affissioni sono ammesse modalità alternative all'esposizione di una targa, purché resti garantita un'adeguata visibilità pubblica del codice. Se il tuo immobile è in condominio o in zona vincolata, è il primo punto da verificare.
Il posto naturale è accanto all'ingresso, alla stessa altezza del numero civico o del campanello: è dove l'occhio va a cercare, ed è dove guarderà chi controlla.
La legge non dice di che materiale
Qui finisce la norma e comincia il buon senso. Non esiste un formato obbligatorio, non esiste una misura minima, non esiste un materiale prescritto. Chi ti dice che «la legge impone una targa in metallo» ti sta vendendo qualcosa, e non con l'argomento giusto.
Quello che la norma chiede è che il codice sia esposto e leggibile. E da questo discende una conseguenza pratica che vale più di qualsiasi obbligo di forma: un foglio stampato o un adesivo rispettano la norma il giorno in cui li metti. Dopo un inverno all'aperto, spesso no. L'inchiostro sbiadisce al sole, la carta si arriccia con l'umidità, l'adesivo si stacca dal bordo.
La targa non serve a soddisfare un requisito di materiale che non esiste. Serve a far sì che fra due anni il codice sia ancora leggibile come il primo giorno.
Come sceglierla, in concreto
- Leggibilità a distanza. Il codice dovrebbe leggersi senza doversi avvicinare troppo
- Materiali per uso esterno. Acciaio CorTen, alluminio composito, legno trattato: resistono a sole, pioggia e salsedine senza perdere leggibilità
- Fissaggio con distanziali. Tengono la targa staccata dal muro: l'acqua scorre via invece di ristagnare dietro
- Codice e nome insieme. La targa è obbligatoria per il CIN, ma è anche la prima cosa che vede chi arriva: molti ci mettono il nome della struttura, così serve anche a farsi trovare
Il CIN e il codice regionale
Il CIN non cancella il codice regionale. Diverse regioni continuano a gestire la propria registrazione — CIR, IUN, NUMR: il nome cambia da regione a regione — per le comunicazioni con l'ente e per le banche dati del turismo locale.
Ma per i due obblighi di cui parla questa guida vale il CIN: è il CIN che va esposto all'esterno ed è il CIN che va negli annunci. Su quel fronte ha preso il posto del codice regionale.
Sulla targa va quindi il CIN, e basta quello: il codice regionale resta nelle tue carte. Le regole amministrative però cambiano da regione a regione, quindi per quella parte conviene dare un'occhiata al portale turistico della tua.
Le targhe CIN che facciamo noi
Le facciamo in diversi materiali, tutte con il nome della struttura e il codice CIN.
Acciaio CorTen. Nome e codice traforati al LASER: le lettere sono passanti e la luce ci passa attraverso. Il CorTen si ossida in superficie e quello strato protegge il metallo sotto, così sta all'aperto senza trattamenti e senza manutenzione; il colore cambia nei primi mesi e poi si stabilizza.
Alluminio composito. Pannello da 3 mm con il nome in rilievo in Plexiglas e il CIN inciso a LASER, montato su quattro distanziali. La linea più netta delle tre.
Legno. Base in massello con finitura trasparente, nome in lettere verniciate a mano o in Plexiglas e CIN inciso al LASER. Per chi accanto alla porta vuole qualcosa di più caldo del metallo.
Il catalogo è un punto di partenza, non un confine. Tagliamo e incidiamo al LASER anche alluminio, acciaio inox, ottone, rame, Plexiglas e legno; fresiamo al CNC e stampiamo in 3D. Se hai in mente una misura, una forma o un materiale che nel catalogo non c'è, scrivici: su misura è quello che facciamo tutti i giorni.
Puoi vedere i modelli nello shop, oppure comporre la tua nel configuratore: scegli misura, carattere e testo, e vedi il risultato prima di ordinare.
Questa guida riassume la normativa nazionale in vigore e non è una consulenza legale. Per i casi particolari — vincoli paesaggistici, regolamenti condominiali, regole regionali — rivolgiti al tuo comune o a un professionista. Fonte: art. 13-ter del DL 145/2023, convertito dalla L. 191/2023.